La società di massa (parte prima)

By |

Il termine “massa”, con il significato di moltitudine indifferenziata di individui, era utilizzato già ai primi dell’Ottocento in seguito alla Rivoluzione francese e alla rilevanza assunta, sul piano politico, dal “popolo”; la società di massa, tuttavia, si delineò soltanto alla fine dell’Ottocento. L’industrializzazione, infatti, si accompagnò a un diffuso processo di urbanizzazione: i cittadini, vivendo in agglomerati urbani di rilevanti dimensioni, iniziarono a stabilire rapporti reciproci in misura maggiore rispetto al passato.

Le relazioni tra i cittadini, nella società di massa, tendevano tuttavia a essere anonime e impersonali; nel contempo assumevano importanza le grandi istituzioni nazionali come gli apparati statali e i partiti politici. Il passaggio dall’autoconsumo all’economia di mercato era, anch’esso, indice di una realtà complessa, considerata di volta in volta in modo positivo (per il diffondersi della democrazia e l’aumento del benessere) o negativo (per i rischi di appiattimento e limitazione delle libertà individuali).

A partire dagli ultimi anni dell’Ottocento e fino al 1914 i paesi industrializzati conobbero una fase di espansione economica, con uno sviluppo della produzione che interessò anche la Russia e l’Italia. Dopo il 1896 i prezzi (in calo fin dal 1873) ripresero a crescere in modo lento ma costante; crebbe, soprattutto, l’importo medio dei salari. L’aumento dei redditi portò all’ampliamento dei mercati, con la produzione in serie di beni (come capi di abbigliamento e mobili) precedentemente realizzati in modo artigianale.

Nel 1913 la Ford realizzò a Detroit la prima catena di montaggio, con una significativa riduzione dei tempi di lavoro; quest’ultimo divenne però ripetitivo e spersonalizzato. Già nel 1911 l’ingegnere statunitense Frederick W. Taylor, con il libro “Principi di organizzazione scientifica del lavoro”, aveva definito un metodo per migliorare la produttività eliminando gli sprechi di tempo; alla più elevata produttività si accompagnò, come nel caso della Ford, un aumento delle retribuzioni degli operai.

All’interno della classe operaia si evidenziò la distinzione tra i lavoratori qualificati e la manodopera generica; si formò un ceto medio urbano, costituito da lavoratori dipendenti e autonomi, che tendeva a distinguersi dalla borghesia. La maggiore presenza dello Stato e delle amministrazioni locali nei settori della sanità, dei trasporti e dell’istruzione contribuì all’incremento dei dipendenti pubblici e soprattutto dei lavoratori del settore privato (poi definiti “colletti bianchi”) che esercitavano attività non manuali.